Leggo su Io Donna, femminile del Corriere della Sera, un divertente articolo di Serena La Rosa, sulla scomparsa del "mascalzone", meglio definito come "maschio bastardo". La giornalista sostiene, e io con lei, che "Rossella O'Hara senza Rhett Butler sarebbe solo una petulante signorina di campagna"...Quanto è vero! Oggi i classici mascalzoni cinematografici stanno annacquando la loro bastardaggine con quelle che lei chiama"derive socialmente responsabili" (vedi il bel George Clooney...) o si mettono addirittura a fare i padri amorevoli e i compagni fedeli e le donne, che li adoravano in proporzione diretta alla loro bastardaggine, se ne dolgono...Il tipo del mascalzone non può mancare nell'orizzonte femminile, perchè verrebbe meno una delle missioni più abbracciate da tutte le donne del mondo: la salvezza del bastardo cronico, che nelle nostre mani amorevoli ma salde giungerà dalle stalle della depravazione e del pluritradimento alle stelle della monogamia, il tutto grazie a noi, ovviamente, insostituibili, indimenticabili e, soprattutto, instancabili nella faticosa impresa di redimerlo. Quale donna non ha visto, prima o poi, la sua retta via incrociarsi con quella del bastardo di turno, che l'ha illusa, tradita, fatta soffrire, ma le ha anche procurato i batticuori più pazzeschi della sua carriera sentimentale, vere e proprie capriole cardiache, farfalle impazzite nello stomaco, estasi e tormento? L'educazione sentimentale delle giovinette, a mio avviso, dovrebbe sempre comprendere un vero mascalzone: per imparare a riconoscerlo ed evitarlo in seguito, ma anche per sperimentare le vette dell'esaltazione sentimentale, e le profonde valli dell'abbattimento. Quella che chiamano passione, che non sempre coincide con la passione sessuale. Quella sempre più rara, man mano che l'età avanza e le responsabilità aumentano. La passione per un uomo, o per una donna, è un regalo della vita, che tutti dovrebbero ricevere, prima o poi. Non è adatta al matrimonio, non è socialmente responsabile, non è corretta, non è educata, ma provarla ti sconvolge, ti rivolta dentro e poi ti abbandona, giustamente, per lasciarti in mani più sicure, più affidabili, più durature, come è giusto che sia. Ma devi aver attraversato la tempesta per apprezzare il mare calmo. E, come dice La Rosa, "non è possibile farsi spezzare il cuore da un boy scout..."
Per chi non la sa, per chi non la ricorda, per tutti...
Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell'albe senza rumore -
ci si risveglia come in un acquario -
dei giorni identici, astrali,
stagione la meno dolente
d'oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca,
stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti la luce
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell'ordine che procede
qualche cadenza dell'indugio eterno.
Vincenzo Cardarelli
Leggo oggi che in Perù i pastori festeggiano la tosatura delle vigogne (parenti diretti dei lama). Una volta l'anno si assiste ad una vera e propria festa nazionale per onorare la lana di alta qualità di questi animali.
Non posso fare a meno di sorridere con amarezza... lo sapete che in Italia la lana sta diventando un "rifiuto speciale"? Quel materiale che fino a ottant'anni fa era una risorsa straordinaria per tessere materassi, coperte, maglioni, calzettoni, cappelli e mantelle.... ora è un RIFIUTO SPECIALE per liberarsi del quale bisogna pagare.
Insomma... il sintetico si fa strada ed i nostri pastori selezionano sempre più pecore con meno lana (e più brutta) e più latte.
Meditate gente, meditate...
Negli occhi dei cani puoi vedere un mondo...il tuo, se li ami. Loro si riflettono in te, ti adorano anche se tu non li adori. Qualcuno potrebbe chiamarli stupidi...Io li chiamo vere, sincere, autentiche creature di Dio. E i vostri commenti, se ne avrete, non cambieranno di una virgola questo mio sentire. Scusate, eh...
Ascoltavo alla radio, l’altro giorno, i risultati del rapporto ISTAT sulle statistiche nazionali del 2006. Si rilevava un aumento notevole del numero di denunce per violenza sessuale, rispetto al 2005. E mi sono detta: di sicuro sono aumentate le denunce (e meno male) e non gli episodi di violenza ai danni delle donne. Poi, però, ci ho ripensato. Non ci credo a questa versione falsamente tranquillizzante: le donne denunciano di più, hanno meno paura, è un sintomo che le violenze andranno sempre più diminuendo. Col cavolo! La verità è che le donne continuano ad essere il bersaglio privilegiato su cui gli uomini continuano a sfogare le loro frustrazioni e che la violenza sessuale, in Italia, quando viene scoperta e provata, soprattutto, riceve sanzioni ridicole, commisurate all’abuso, all’umiliazione, alla ferita psicologica e fisica che procura. Finché la pena stessa comminata a chi compie violenza sessuale non verrà inasprita, gli uomini continueranno a sentirsi protetti da questo Stato idiota che ancora spera nell’evoluzione culturale per sradicare dalla testa di quegli esseri meschini e abbietti che non hanno il diritto di approfittare della loro forza fisica per violare il corpo e l’intimità delle donne. E sapete poi da chi, più probabilmente, una donna oggi può subire una violenza sessuale, no? Dal marito, compagno, fidanzato, zio, padre…da chi le vive accanto, e teoricamente dovrebbe amarla, rispettarla, proteggerla. Le statistiche parlano chiaro, ma potrebbero anche urlare, e nessuno dedicherebbe loro più dell’alzata di un sopracciglio. Comincio a pensare che la mia amica Hagar, che scrive sul blog Sorelle d’Italia (www.sorelleditalia.net) abbia ragione: tutte le ragazze dovrebbero imparare, praticamente da curriculum scolastico, un’arte marziale, che insegni loro a difendersi. Da qualunque uomo, soprattutto da quelli che dicono di amarle, e poi spaccano loro la faccia con un pugno. Impariamo a difenderci, donne! Da tutti quegli uomini, che non meritano nemmeno di essere chiamati tali, che non riescono a sopportare l’onta del rifiuto da parte di una donna, o la sua superiorità intellettuale o, terribile a dirsi, il suo diritto all’autodeterminazione.
Leggo su una rivista di una ragazza italiana, venticinquenne, creatrice e madrina di una delle fiere del design più famose in Europa, ora giunta alla sua terza edizione. Ciò significa che quando “creò” la prima, aveva appena ventitre anni…Poi leggo che è figlia di una famosa gallerista di Londra, e compagna di uno dei guru del design moderno, senza dubbio più vecchio di lei. Non posso fare a meno di chiedermi: se la succitata venticinquenne fosse stata figlia di una casalinga e di un operaio sarebbe mai giunta a tali livelli di fama internazionale? Ovviamente no, e su questo nessuno proverebbe a discutere. Certo, i miracoli qualche volta accadono, ma l’eventualità sarebbe stata altamente improbabile. Niente da dire, certo, la ragazza ha certamente talento, nutrito a buone letture, viaggi, conoscenze stimolanti, ambiente di vita lussuoso e intriso di cultura. Ma la domanda vera è: e se quel suo stesso talento, non nutrito dall’ambiente familiare ma sorto spontaneo dall’anima e coltivato con libri rimediati alla biblioteca comunale, ce l’avesse avuto un altro, o un’altra, non di nobili natali, questo qualcuno/nessuno sarebbe mai riuscito a sfondare in un paese come l’Italia? Io dico di no, ma il dibattito è aperto.
E’ inutile: dappertutto, come ti giri, giornali, riviste, blog…tutti a parlare di sesso. Soprattutto le donne, come se, finalmente, accordato anche a loro il permesso di farlo, non vedessero l’ora di sfogarsi, dimostrando al mondo che anche le donne apprezzano il sesso senza coinvolgimenti, un buon orgasmo e dei genitali maschili di giuste (?) proporzioni. Mah! Io continuo a chiedermi: in mezzo a questa dominanza del sesso per il sesso, che ci azzeccano più i film d’amore? Parlo dei film tanto per fare un esempio, ma potrei parlare dei romanzi, delle canzoni…tutti infarciti di romanticismo, emozioni, cuore che batte, amor che a nullo amato amar perdona e via ci seguito. In realtà l’amore la fa ancora da padrone, e un film come “C’è posta per te”, ancora per fare un esempio, raggranella tutte le volte un sacco di pubblico, anche se lo stanno rimandando per la cinquantesima volta. Quanto sesso c’è in quel film? Niente, praticamente, solo un bacio alquanto casto prima dei titoli di coda. Il punto è, secondo me, che il sesso per il sesso va anche bene, come un buon massaggio shiatzu fatto da mani esperte, ma il sesso con l’anima eccitata, insieme al corpo, è imbattibile. Il vero problema del nostro tempo, per una donna, non è trovare qualcuno con cui fare sesso stellare, come dicevano le nostre eroine di sex and the city, ma qualcuno con cui stellare sia l’intimità, che del sesso-camera da letto è solo la soglia della porta di casa, ma se non c’è quella pure la camera da letto diventa una landa desolata. L’intimità, quella dimensione piccola, privatissima, in cui due persone si riconoscono a pelle senza neanche toccarsi, quella è la vera scommessa. Devi eccitarmi l’anima, caro il mio uomo…sennò, è solo ginnastica.
Ieri sono andata, con tutta la famiglia, in un parco acquatico, uno di quelli che tanto vanno di moda negli ultimi anni. Piscine con le onde, scivoli mozzafiato, roba così. Man mano che la gente arrivava, e si spogliava degli abiti per restare in costume, venivano fuori, in tutta la loro gloriosa ostentazione, decine e decine di tatuaggi. Dalla farfallina discreta sulla spalla delle donne ai draghi multicolore sulle schiene dei più coraggiosi, ed ecco la mammina attenta sfoggiare sul polpaccio caratteri esotici di una lingua sconosciuta (cinese?), e il papà orgoglioso con pupo perennemente in braccio far guizzare, insieme al pargolo, i due uomini in lotta tatuati sulla sua pancia. Ed è stato questo il particolare che più mi ha colpito: non il fatto che ragazzotti e ragazzotte sfoggiassero fieri i loro disegnini corporei, cosa normale, la giovinezza è il tempo della ribellione, dell'anticonformismo...no, quello che ha stuzzicato la mia curiosità di impicciona per natura è stato il fatto che ad inalberare questi capolavori dell'arte popolare fossero mamme, papà, zie, zii, qualche volta addirittura nonne ancora giovani. Ma come, mi sono chiesta, dove sono finiti tutti i pregiudizi sui tatuaggi, tutte quelle chicche da opinione pubbblica che le nostre madri ci ripetevano quando eravamo piccoli? "Hai visto che tatuaggio, quello? Deve essere stato in galera...". "Quella ha un tatuaggio! Una donna per bene non se lo sarebbe mai fatto fare...". Sembra che oggi la situazione si sia rovesciata, il tatuaggio non se lo fanno più gli anticonformisti, quelli che amano trasgredire, quelli che vivono ai margini della realtà sociale, ma tutti gli altri. Quelli che lavorano, pagano le tasse, fanno i figli e li portano a divertirsi alla piscina con gli scivoli, quasi come se quel disegnino sul corpo stesse lì a dire "Sì, sono regolare, lavoro, ho fatto un figlio, ma non è come pensate tutti: anch'io posso essere trasgressivo, non vi fidate di quest'aria da bravo ragazzo (o brava ragazza)". A meno che, invece, quello sfoggiare un tatuaggio da parte di una persona normale che più normale non si può non significhi che il tatuaggio stesso ha perso la sua connotazione trasgressiva, per ridursi ormai solo a una bella decorazione, un accessorio di moda, come i jeans a vita bassa e la maglietta con le margherite. Per capirci: ormai, per essere considerati un po' ribelli, non del tutto incasellati nelle nostre noiose vite e occupazioni, che accidenti dobbiamo fare? Se neanche il tatuaggio è più un simbolo di devianza dalla normalità, ci toccherà ricorrere alle rapine, per distinguerci?