Tatalla - martedì, 11 dicembre 2007 - 23:04

In questa quotidiana guerra tra poveri che tutti noi (almeno la maggior parte) sosteniamo ogni giorno per vivere e non sopravvivere, gli autotrasportatori sono tra i più poveri. Poveri di famiglia, di tempo, di sonno, di soddisfazioni e di denaro. Le accise sul carburante (che si intasca lo Stato, non dimentichiamolo) incidono sul nostro bilancio: figuriamoci quanto incidono sul loro, che col carburante ci lavorano! Chiedono un intervento dello Stato, che è il primo a guadagnare sul carburante, e gli si vieta anche un incontro.

E' vero, i supermercati si stanno sguarnendo, i distributori di benzina pure, ma loro che alternativa hanno? Sono privati, le uniche garanzie previdenziali e assicurative le pagano, e salate, di tasca loro. Ma sono loro che ci garantiscono la frutta e la verdura e il latte che arrivano sulla nostra tavola, e i detersivi che puliscono la nostra casa e i mobili che la arredano, e la benzina che fa muovere le nostre auto, che spesso potrebbero più proficuamente (per l'ambiente, se non altro) restarsene parcheggiate.

L'unico modo in cui si riesce a far sentire la propria voce, in questo paese ingiusto, in cui la forbice tra molto ricchi e molto poveri diventa sempre più netta, è lo sciopero. Provate a vivere senza il nostro lavoro, dicono i trasportatori, e vediamo come fate. Io sono dalla loro parte, anche se sarà difficile anche per me riununciare alla frutta e alla verdura e al latte (soprattutto per mio figlio...) e ai detersivi e alla benzina (anche se vado in treno e mi piace camminare).

Questo paese, volente o nolente, deve decidersi a cambiare. E dobbiamo essere noi per primi, che fatichiamo a vivere, e spesso sopravviviamo e basta, a dare il primo segnale.

Solidarietà a chi lavora, e con fatica, e non vede riconosciuti i propri sforzi, nemmeno per mantenere la sua famiglia. Uniti possiamo fare molto. L'uno contro l'altro, noi poveri, niente.