Tatalla - giovedì, 30 agosto 2007 - 23:32

Ovunque, sulle riviste, nei libri, al cinema, e persino nelle conversazioni tra donne sull'autobus, l'argomento principe è sempre lo stesso, da Jane Austen a Sex and the City: come trovare, conquistare e tenersi stretto l'uomo giusto, l'uomo ideale, l'uomo apprezzabile, l'uomo decente...l'uomo. Le donne, specie dai trenta in su, sembrano avere un pensiero fisso, quello di accasarsi, anche se una casa, magari di proprietà, già se la sono comprata da tempo con il frutto del loro lavoro. Perchè l'amore romantico, ancora oggi, è al sommo delle nostre priorità: innamorarsi, perdere la testa per qualcuno, convolare a giuste (?) nozze e mettere su famiglia. Allora, mi chiedo: se non avessi incontrato l'uomo giusto a ventiquattro anni, se non fossi andata a vivere con lui a ventisei, se non l'avessi sposato a ventisette, se non avessi avuto un figlio da lui a ventinove...che donna sarei, oggi? Probabilmente avrei qualche chilo in meno, giusto per entrare in quella quarantadue che sembra essere un must per le trenta-e-qualcosa; probabilmente avrei ancora i capelli lunghi, ondulati e morbidi al punto giusto da lasciarli ondeggiare qua e là, per coprire/scoprire i miei occhi da cerbiatta; probabilmente non vivrei nemmeno in Italia, ma l'avrei lasciata da tempo, saggiamente, per esplorare nuovi lidi; probabilmente dormirei quattro ore a notte per uscire a folleggiare (e non a scrivere sul blog) tutte le sere pure se il giorno dopo la sveglia suona alle sei...e, probabilmente, non sarei il tipo che a mezzanotte passata di un giorno feriale sta lì a farsi domande su che tipo di donna sarebbe se...

Che dire? Ho sempre preferito quelli che continuano a farsi domande, a quelli che hanno già tutte le risposte.

Tatalla - martedì, 31 luglio 2007 - 18:35

Leggo su "D" di Repubblica del 28 luglio scorso l'articolo "Non fate figli, please" di Maria Grazia Meda, intervista a Corinne Maier (http://dweb.repubblica.it/dweb/2007/07/28/attualita/attualita/045fig55945.html), scrittice-provocatrice quasi di mestiere, a proposito del suo ultimo libro, sulla decisione di avere o non avere figli. La Maier confessa l'inconfessabile: il fatto di essersi pentita, qualche volta, di aver avuto dei figli. Perchè avere dei figli significa "pianificare tutta la propria vita in funzione dei loro bisogni" (almeno, se si è dei buoni genitori, aggiungo io...). Io, che ho scelto di avere dei figli, so di cosa parla, tanto che mi sono fermata a uno, per quanto mi dispiaccia non avergli dato la possibilità di crescere insieme ad un fratello o a una sorella, e devo ammettere che non racconto ai quattro venti il rimpianto che qualche volta mi afferra al pensiero di come sarebbe stata la mia vita senza diventare la madre di qualcuno. Certo, con i se e con i ma non si va da nessuna parte, e sarei pronta ad uccidere con le mie mani chiunque tentasse mai di fare del male al mio bambino, che amo come non avrei mai immaginato di poter amare...tuttavia concordo con le parole della Maier, che invece hanno fatto dire a molte madri "Ma che stupidaggini dice, questa?!". Possibile che non si possa mai dire, pena la scomunica sociale, che a conti fatti non è affatto una verità assoluta che avere dei figli renda migliore la vita o la renda degna di essere vissuta? Sono contenta che un'altra donna, ben più visibile rispetto a me, abbia finalmente deciso di fare coming out. La censura è sempre pericolosa: che sia di stampa, di pensiero o di opinione.

Sono benvenuti i commenti: apriamo un dibattito! Invito esteso anche agli uomini, of course...a dispetto del nome, questo è un blog "pari opportunità"!

 

 

Tatalla - mercoledì, 11 luglio 2007 - 13:43

Nella mia cittadina hanno di recente costruito un ponte, tutto di legno, molto bello, quasi avveniristico, direi, per collegare due tratti di lungomare interrotti da un fiumiciattolo. Ebbene, proprio al centro del ponte c'è un lampione, e addosso al lampione che cosa è spuntato da un giorno all'altro? Una selva di lucchetti!! Ma è possibile? Al di là dell'ovvia citazione dal libro di Moccia, che non commento, quello che mi colpisce è la diffusione, perlomeno nazionale, di un rito inventato di sana pianta da uno scrittore e diventato ormai mito per una quantità enorme di persone, adolescenti ma non solo. Mi chiedo: ci credono davvero, che scrivendo i loro nomi su un lucchetto, appiccicandolo a un lampione e gettandone la chiave nel fiume preserveranno il loro amore dalla fine? Ma la gente che idea ha dell'amore? Mi si può obiettare che certi riti, come poteva essere per noi delle generazioni precedenti l'intagliare un cuore con le nostre iniziali sul tronco di un albero, sono sempre esistiti e sempre esisteranno, ma io non posso fare a meno di pensare che proprio quest'aura di magia e di mistero che circonda l'inizio di un amore e la sua fine sia, alla fine, la vera responsabile dei tanti fallimenti cui vanno soggette le unioni ai nostri tempi. Quando chiedo a qualcuno: "perchè ti sei innamorato/a di lei/lui?", tutti mi guardano esterrefatti, e rispondono: "che ne so! L'amore è cieco!". Così, quando la relazione finisce, potranno dire a loro stessi "beh, le storie iniziano e finiscono, non è colpa mia". E già, ma non è mica vero. Le persone si uniscono per ragioni molto precise, tutt'altro che misteriose, se solo ci si prende la briga di capire quali sono. Sono ragioni che affondano le loro radici nel passato di ognuno, nei suoi bisogni insoddisfatti, nel modo in cui la personalità si è modellata, a seconda delle esperienze vissute, e solo in parte del carattere. Non sono difficili da rintracciare, se si desidera farlo. Quando una storia va a gonfie vele, e si mantiene soddisfacente per anni, forse la necessità di comprenderne il perchè non è davvero importante, ma quando finisce sì. Non ci si deve chiedere perchè è finita, ma perchè è iniziata, e da lì si potranno ritrovare le attese disattese, i bisogni mai riempiti, le illusioni che ciascuno di noi si costruisce sull'altro fino a quando la vita non provvede a disilluderci, facendoci sentire crudelmente ingannati...Un discorso lungo e complesso, un post è davvero troppo poco per chiarirlo appieno. Ma...tornando ai lucchetti: continuiamo pure a riempiere i nostri lampioni, che fa pure folklore, ma non crediamoci troppo. Impegnamoci un po' di più a capire noi stessi e l'altro prima che sia troppo tardi, e sfatiamo il mito dell'amore cieco. L'amore ci vede benissimo. E noi?

Tatalla - lunedì, 09 luglio 2007 - 09:34

"Il vero amore è una quiete accesa". Questa frase l'avevo scritta su uno dei miei tanti diari almeno vent'anni fa...ma la capisco davvero solo oggi. Incastro questo post in mezzo ad una giornata delirante di impegni, perchè la frase mi gira nella testa da ieri, e non voglio lasciarla passare. Se ne dicono di cose sull'amore, praticamente ciascuno di noi fa la tara della sua vita proprio grazie alla bilancia della sua felicità, o infelicità, amorosa...eppure quando chiedi a qualcuno di definire l'amore sembra sempre che tu abbia fatto una domanda difficilissima. Io trovo che questa sia una risposta eccezionale. E' di un poeta, ovviamente, perchè i poeti sono filosofi e psicologi e quasi stregoni, a volte. La "quiete accesa" è passione che cova sotto la cenere...non farà scintille, ma c'è, e potrebbe. Su quel potrebbe a volte ci si giocano anni, anni passati accanto alla stessa persona, una specie di scommessa. Forse il segreto per restare vicini ancora e ancora è non sapere mai se la vinceremo, quella scommessa.

Tatalla - martedì, 03 luglio 2007 - 23:12

Vabbè, lo ammetto: a me la televisione piace. Quasi sempre, almeno. Stasera ho visto uno dei miei programmi preferiti, su la 7. Si chiama "Cambio moglie". Non serve raccontarne la formula a chi di voi la conosce, chi non la conosce forse non ama la televisione, e quindi è inutile che mi affatichi a spiegarla...(Per non dire che è tardi, sono stanca e non mi va di essere didascalica, ho solo voglia di dire quello che mi frulla per la testa...). Insomma, nel cambio moglie di stasera una donna va a vivere per una settimana a casa di un uomo gay, che a sua volta va a vivere a casa sua, con il marito di lei e i figli. A casa di lui, ovviamente, c'è il suo compagno, e tutti ci si aspetta che la reazione di entrambi, il compagno di lui e la famiglia di lei, sia quantomeno imbarazzata. Invece no: complice la famiglia di lei, del sud, ma aperta e affettuosa, la convivenza si rivela sin dall'inizio piacevolissima e densa di insegnamenti per tutti. Questo perchè i due ragazzi, come quasi tutti i gay, sono speciali: essendo dello stesso sesso non hanno preconcetti quanto ai ruoli da ricoprire, entrambi fanno tutto, o quel che c'è da fare; e poi sono, per forza di cose, persone particolari, più sensibili della media, più riflessivi, più abituati a mediare tra le proprie esigenze e l'opinione comune. Ho sempre pensato che gli omosessuali siano persone che vale davvero la pena di conoscere, sempre, anche solo per il coraggio che dimostrano a vivere secondo le loro inclinazioni in una società, come quella italiana, ancora retriva e bigotta, checchè se ne dica...e stasera lo penso ancora di più, e con un nuovo significato: gli omosessuali, uomini  o donne che siano, danno, a noi eterosessuali, una grande lezione, di umanità, intelligenza, e amore. Noi eterosessuali che possiamo sbandierare il nostro "amore" ai quattro venti, sicuri e protetti dal muro che il cattolicesimo ci ha eretto a difesa, spesso siamo, nel chiuso delle quattro mura domestiche, retrivi e conservatori, vendicativi e sciocchi, in nome di quei ruoli che non riusciamo ad abbandonare: io sono la donna, tu uomo mi devi capire anche se non parlo, devi accettare le mie isterie e dirmi sempre che  sono bella e che mi ami, io sono l'uomo, tu donna mi devi servire, rispettare e ammirare, e non mi devi rompere, anche se in casa non faccio un cavolo e se esco tutte le sere con gli amici. Stereotipi, luoghi comuni, più diffusi di quanto si riesca ad ammettere, piccole miserie quotidiane in cui tutti, uomini e donne, siamo prigionieri. Le coppie gay, invece, forse per forza di cose, non lo nego, discutono, mettono in dubbio, e infine scelgono il loro ruolo, a seconda del loro carattere, delle loro inclinazioni...Sarebbe bello che una donna potesse decidere di dedicarsi alla carriera, e non ai figli, per esempio, senza sentirsi una perversa folle e degenere, e avendo accanto un uomo che si dedica ai figli, e non alla carriera,  senza sentirsi un fallito. Questo sì, sarebbe imbarazzante, per la società italiana di oggi. Altro che gay! Sono loro quelli davvero liberi. Noi eterosessuali siamo ancora schiavi di un vecchio copione, e nemmeno ce ne accorgiamo.

 

Tatalla - mercoledì, 27 giugno 2007 - 19:44

Leggo su Io Donna, femminile del Corriere della Sera, un divertente articolo di Serena La Rosa, sulla scomparsa del "mascalzone", meglio definito come "maschio bastardo". La giornalista sostiene, e io con lei, che "Rossella O'Hara senza Rhett Butler sarebbe solo una petulante signorina di campagna"...Quanto è vero! Oggi i classici mascalzoni cinematografici stanno annacquando la loro bastardaggine con quelle che lei chiama"derive socialmente responsabili" (vedi il bel George Clooney...) o si mettono addirittura a fare i padri amorevoli e i compagni fedeli e le donne, che li adoravano in proporzione diretta alla loro bastardaggine, se ne dolgono...Il tipo del mascalzone non può mancare nell'orizzonte femminile, perchè verrebbe meno una delle missioni più abbracciate da tutte le donne del mondo: la salvezza del bastardo cronico, che nelle nostre mani amorevoli ma salde giungerà dalle stalle della depravazione e del pluritradimento alle stelle della monogamia, il tutto grazie a noi, ovviamente, insostituibili, indimenticabili e, soprattutto, instancabili nella faticosa impresa di redimerlo. Quale donna non ha visto, prima o poi, la sua retta via incrociarsi con quella del bastardo di turno, che l'ha illusa, tradita, fatta soffrire, ma le ha anche procurato i batticuori più pazzeschi della sua carriera sentimentale, vere e proprie capriole cardiache, farfalle impazzite nello stomaco, estasi e tormento? L'educazione sentimentale delle giovinette, a mio avviso, dovrebbe sempre comprendere un vero mascalzone: per imparare a riconoscerlo ed evitarlo in seguito, ma anche per sperimentare le vette dell'esaltazione sentimentale, e le profonde valli dell'abbattimento. Quella che chiamano passione, che non sempre coincide con la passione sessuale. Quella sempre più rara, man mano che l'età avanza e le responsabilità aumentano. La passione per un uomo, o per una donna, è un regalo della vita, che tutti dovrebbero ricevere, prima o poi. Non è adatta al matrimonio, non è socialmente responsabile, non è corretta, non è educata, ma provarla ti sconvolge, ti rivolta dentro e poi ti abbandona, giustamente, per lasciarti in mani più sicure, più affidabili, più durature, come è giusto che sia. Ma devi aver attraversato la tempesta per apprezzare il mare calmo. E, come dice La Rosa, "non è possibile farsi spezzare il cuore da un boy scout..."

Tatalla - domenica, 24 giugno 2007 - 00:26

Negli occhi dei cani puoi vedere un mondo...il tuo, se li ami. Loro si riflettono in te, ti adorano anche se tu non li adori. Qualcuno potrebbe chiamarli stupidi...Io li chiamo vere, sincere, autentiche  creature di Dio. E i vostri commenti, se ne avrete, non cambieranno di una virgola questo mio sentire. Scusate, eh...

Tatalla - domenica, 17 giugno 2007 - 11:50

E’ inutile: dappertutto, come ti giri, giornali, riviste, blog…tutti a parlare di sesso. Soprattutto le donne, come se, finalmente, accordato anche a loro il permesso di farlo, non vedessero l’ora di sfogarsi, dimostrando al mondo che anche le donne apprezzano il sesso senza coinvolgimenti, un buon orgasmo e dei genitali maschili di giuste (?) proporzioni. Mah! Io continuo a chiedermi: in mezzo a questa dominanza del sesso per il sesso, che ci azzeccano più i film d’amore? Parlo dei film tanto per fare un esempio, ma potrei parlare dei romanzi, delle canzoni…tutti infarciti di romanticismo, emozioni, cuore che batte, amor che a nullo amato amar perdona e via ci seguito. In realtà l’amore la fa ancora da padrone, e un film come “C’è posta per te”, ancora per fare un esempio, raggranella tutte le volte un sacco di pubblico, anche se lo stanno rimandando per la cinquantesima volta. Quanto sesso c’è in quel film? Niente, praticamente, solo un bacio alquanto casto prima dei titoli di coda. Il punto è, secondo me, che il sesso per il sesso va anche bene, come un buon massaggio shiatzu fatto da mani esperte, ma il sesso con l’anima eccitata, insieme al  corpo, è imbattibile. Il vero problema del nostro tempo, per una donna, non è trovare qualcuno con cui fare sesso stellare, come dicevano le nostre eroine di sex and the city, ma qualcuno con cui stellare sia l’intimità, che del sesso-camera da letto è solo la soglia della porta di casa, ma se non c’è quella pure la camera da letto diventa una landa desolata. L’intimità, quella dimensione piccola, privatissima, in cui due persone si riconoscono a pelle senza neanche toccarsi, quella è la vera scommessa. Devi eccitarmi l’anima, caro il mio uomo…sennò, è solo ginnastica.

Tatalla - lunedì, 04 giugno 2007 - 23:02

Si è addormentato...shhh...piano...

Se il silenzio resta intatto, se le stelle continuano a brillare, se il mondo farà un piccolo sforzo e continuerà a girare senza farsi sentire, se la fatina del sonno lo proteggerà, se riuscirò a scivolare nel mio letto senza che neppure un alito d'aria si sollevi...allora forse potrò, almeno per qualche minuto, pensare a quanto lo amo, pensare che è la cosa più meravigliosa che potesse mai capitarmi, pensare che da quando c'è lui, il mio bambino, la mia vita è diventata preziosa come il più prezioso dei diamanti...

Ma che non si svegli, per favore, almeno fino all'alba...