Stasera, causa assenza del resto della famiglia, sono riuscita a guardare due puntate della serie del "famoso" dottor House. E sono rimasta schifata, inorridita, ammutolita (per poco), inebetita, sconvolta. Ma che accidenti è successo al mondo? Come può un essere cinico, senza traccia alcuna di compassione per il prossimo, senza empatia nè sensibilità, suscitare tante simpatie nel pubblico? Davvero vi piacerebbe essere "curati" da lui? C'è chi si danna per far comprendere ai nostri medici quanto sia importante il rapporto con il paziente, la comunicazione, il rispetto di chi soffre, e questa specie di mostro senz'anima spopola sulla nostra televisione? Davvero siete convinti, lo chiedo ovviamente agli ammiratori del succitato orrendo personaggio, che l'analisi spassionata e scientifica delle patologie sia sufficiente a salvarci la vita? Sapete quanti malati di cancro si sono salvati non solo grazie alle cure mediche, ma al sostegno, alla forza che professionisti dal cuore più grande del cervello hanno dato loro? Da dove accidenti viene tutto il successo di questa serie? Ditemi, vi prego. Dice House: "Vogliamo eliminare il contatto umano nella pratica della medicina". Il mio amico Gianni Grassi avrebbe parecchio da dire, in proposito. Peccato che non possa più farlo.
E' il solito, ormai conformista, piacere di andare controcorrente, di dire peste e corna dei buoni sentimenti, dell'umana pietà per chi soffre? O devo pensare che questa nostra società sia ormai marcia fin nelle fondamenta, tanto da tributare onore e gloria a un emulo degli "scienziati" nazisti, solo perchè, ufficialmente, cerca di venire a capo dei misteri del corpo umano? Com-passione e passione per la scienza devono per forza escludersi a vicenda? Cari pazienti, alle prese con medici spietati e maleducati, insensibili e francamente stronzi, non vi lamentate più, per favore. Il pubblico televisivo vi boccerà come patetici, ridicoli piagnoni.
Se stessi per morire, e il dottor House mi salvasse la vita, penso proprio che, dopo averlo ringraziato, gli sputerei in faccia.
Leggo su Io Donna, femminile del Corriere della Sera, un divertente articolo di Serena La Rosa, sulla scomparsa del "mascalzone", meglio definito come "maschio bastardo". La giornalista sostiene, e io con lei, che "Rossella O'Hara senza Rhett Butler sarebbe solo una petulante signorina di campagna"...Quanto è vero! Oggi i classici mascalzoni cinematografici stanno annacquando la loro bastardaggine con quelle che lei chiama"derive socialmente responsabili" (vedi il bel George Clooney...) o si mettono addirittura a fare i padri amorevoli e i compagni fedeli e le donne, che li adoravano in proporzione diretta alla loro bastardaggine, se ne dolgono...Il tipo del mascalzone non può mancare nell'orizzonte femminile, perchè verrebbe meno una delle missioni più abbracciate da tutte le donne del mondo: la salvezza del bastardo cronico, che nelle nostre mani amorevoli ma salde giungerà dalle stalle della depravazione e del pluritradimento alle stelle della monogamia, il tutto grazie a noi, ovviamente, insostituibili, indimenticabili e, soprattutto, instancabili nella faticosa impresa di redimerlo. Quale donna non ha visto, prima o poi, la sua retta via incrociarsi con quella del bastardo di turno, che l'ha illusa, tradita, fatta soffrire, ma le ha anche procurato i batticuori più pazzeschi della sua carriera sentimentale, vere e proprie capriole cardiache, farfalle impazzite nello stomaco, estasi e tormento? L'educazione sentimentale delle giovinette, a mio avviso, dovrebbe sempre comprendere un vero mascalzone: per imparare a riconoscerlo ed evitarlo in seguito, ma anche per sperimentare le vette dell'esaltazione sentimentale, e le profonde valli dell'abbattimento. Quella che chiamano passione, che non sempre coincide con la passione sessuale. Quella sempre più rara, man mano che l'età avanza e le responsabilità aumentano. La passione per un uomo, o per una donna, è un regalo della vita, che tutti dovrebbero ricevere, prima o poi. Non è adatta al matrimonio, non è socialmente responsabile, non è corretta, non è educata, ma provarla ti sconvolge, ti rivolta dentro e poi ti abbandona, giustamente, per lasciarti in mani più sicure, più affidabili, più durature, come è giusto che sia. Ma devi aver attraversato la tempesta per apprezzare il mare calmo. E, come dice La Rosa, "non è possibile farsi spezzare il cuore da un boy scout..."