Tatalla - domenica, 08 luglio 2007 - 00:35

Stamattina camminavo da casa mia alla biblioteca, guardando dritto davanti a me. Vivo in una cittadina di mare, il fine settimana, in estate,  non ti puoi permettere di camminare senza fare caso a dove vai, c'è un tale traffico che rischi di venire investito a ogni angolo...Uscita dalla penombra della biblioteca, e dalla sua aria climatizzata, il calore del sole e il colore del cielo mi hanno quasi immobilizzato davanti alla porta. Ho guardato in su, e ho capito ancora meglio le parole di Cardarelli e della sua poesia, "Estiva": la certezza di sole che dal tuo cielo trabocca...". Sono rimasta ferma, a guardare quel cielo, e mi sono rammaricata di non poter godere di quell'immenso azzurro intatto stando altrove, magari su un'isola, una spiaggia deserta, un posto insomma in cui restare in silenzio a farsi rapire dalla bellezza di quel cielo, dove essere sicuri di non mandare sprecata nemmeno una goccia di quella perfezione, di quella meraviglia, talmente piena che ti viene da dire: "è troppo". Una sindrome di Stendhal provocata dalla natura, invece che dall'arte,  per intenderci. Poi ho riflettuto, e ho capito che sarebbe stato inutile, in quel momento, trovarmi su un'isola, o su una spiaggia deserta, o sul picco di una montagna: in qualunque luogo mi fossi trovata in quell'istante, non sarei comunque riuscita a godere davvero appieno di quello splendore...sarebbe sempre stato troppo. Perchè una differenza deve esserci, tra chi ha creato e chi è stato creato, che si sia religiosi o meno, e la differenza è proprio questa: noi umani possiamo appena, se siamo attenti e fortunati,  cogliere uno scintillìo di quel riflesso di perfezione  che un cielo estivo come quello ci stende davanti agli occhi. L'unica cosa che possiamo fare è ammirare in silenzio, vivendo la consapevolezza che non siamo fatti per l'assoluto.

Vi direte: ma che significa? Che vuole dire? Niente più di quel che ho detto. Ho vissuto un'esperienza che non dimenticherò, a un passo da casa, in un sabato come un altro, di un'estate uguale a decine che l'hanno preceduta, e a decine che la seguiranno. Ho voluto lasciarne un segno, solo per me. Se poi le mie riflessioni vi suggeriscono qualcosa...fate pure.

Tatalla - mercoledì, 27 giugno 2007 - 11:53

Per chi non la sa, per chi non la ricorda, per tutti...

Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell'albe senza rumore -
ci si risveglia come in un acquario -
dei giorni identici, astrali,
stagione la meno dolente
d'oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca,
stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti la luce
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell'ordine che procede
qualche cadenza dell'indugio eterno.

Vincenzo Cardarelli