Tatalla - mercoledì, 20 agosto 2008 - 14:28

E' che io, l'estate, non la sopporto. Mettiamoci che vivo al mare, e appena finiscono le scuole...zàc! La mia cittadina placida e tranquilla si riempie di mamme/bambini/nonne e padri pendolari che m'intasano il treno delle otto (i padri, gli altri restano qui a intasarmi il parcheggio davanti allo studio dove io vado a lavorare. Loro, invece, parcheggiano lì perchè proprio lì c'è la spiaggia. Capito? Io vado a lavorare e non trovo parcheggio perchè ci stanno le macchine di quelli che sono andati a prendere il sole). Dici: "abiti al mare e ti lamenti? Finito il lavoro te ne vai in spiaggia". Già, ma io la spiaggia d'estate non la sopporto, perchè nemmeno riesci a vederla, talmente tante sono le persone che ci stanno sopra. E il rumore del mare? Come riesci a sentirlo, con i bambini che gridano, i ragazzotti che schiamazzano, le donne che pettegolano, gli uomini che giocano a pallone (e non sono tutti ventenni, almeno un certo piacere estetico di risulta ci sarebbe)? E il bagno? Per goderti un metro quadro di spazio personale devi oltrepassare il limite delle acque territoriali, e per uscire dall'acqua fare lo slalom tra bambini schizzanti, materassini fuori controllo, invasati che giocano a pallavolo e donne di mezza età che passeggiano nell'acqua sperando nel miracolo del massaggio idrico-salino...

E poi fa caldo. Un caldo che solo respirare diventa un lavoro, e di lavorare non ti va più.

L'unica soluzione sarebbe una bella migrazione al contrario: d'estate i romani corrono qui, e io me ne corro a Roma, dove almeno troverei solo i soliti due milioni di turisti che ci sono sempre, qualunque tempo faccia. Però non risolverei il problema del caldo, e se potessi permettermi di vivere tre mesi in albergo aria condizionata compresa, significherebbe che sono ricca e posso vivere in perfetta solitudine pure a casa mia, senza fare un cavolo dalla mattina alla sera e senza la necessità di andare a lavorare, fare la spesa e muovermi in una città assediata.

Vabbè, oggi mi sento veramente acida. Ho capito che la soluzione è una sola: aspettare che l'estate finisca, come al solito. Perchè finirà, prima o poi, e mi vedrete ballare in mezzo alla strada al primo diluvio di settembre!

Tatalla - venerdì, 06 luglio 2007 - 23:45

Dopo anni di sensi di colpa quando accendevo l'aria condizionata in macchina, quando usavo la lacca per i capelli (!), quando pensavo a quanto freon terribilmente dannoso per l'ambiente consumasse il mio frigorifero...stasera, finalmente, ho visto la luce! Il buon Mentana e il suo Matrix hanno portato la buona novella: il riscaldamento globale della terra ad opera dell'uomo sembra sia una gigantesca BUFALA! Scienziati di fama, metereologi del MIT (mica gente qualsiasi...) sono pronti a giurare che il comportamento dell'uomo nulla ha a che fare con le follie a cui il tempo metereologico ci ha abituati negli ultimi anni. Sarebbero, semplicemente, variazioni climatiche normali, nell'ottica dei secoli, e non certo dei pochi anni che dura una vita umana... Addirittura sembra che negli anni 70 gli inglesi si fossero fissati che il mondo stava andando verso una nuova glaciazione, per poi essere smentiti dai fatti degli anni successivi. A parere dei succitati di chiara fama scienziati, dunque, il famigerato "effetto serra" non esisterebbe, ma sarebbe stato inventato, ventilato, dichiarato e poi servito sulle tavole di tutti i popoli ricchi della terra (i poveri mica hanno la televisione...) per questioni di interesse politico ed economico (e te pareva!). Per chiunque sia interessato all'esattezza dei particolari del servizio di Channel 4 riproposto da Mentana, penso che sul sito di mediaset e sui gionali di domani troverà soddisfazione, quanto a me...come Carrie di Sex and the City non posso fare a meno di chiedermi: chi diamine dice la verita? E lo sapremo mai, davvero, qual è la verità? Potrò pensare, in punto di morte, ai miei bisnipoti vivi e felici su una terra ancora integra ed ospitale, o dovrò immaginarli trascinati via da un tifone, o sommersi sotto l'ennesima onda anomala? A questo punto non posso che usare la chiosa più usata (e abusata) della storia del giornalismo: ai posteri l'ardua sentenza!