Leggo su "D" di Repubblica del 28 luglio scorso l'articolo "Non fate figli, please" di Maria Grazia Meda, intervista a Corinne Maier (http://dweb.repubblica.it/dweb/2007/07/28/attualita/attualita/045fig55945.html), scrittice-provocatrice quasi di mestiere, a proposito del suo ultimo libro, sulla decisione di avere o non avere figli. La Maier confessa l'inconfessabile: il fatto di essersi pentita, qualche volta, di aver avuto dei figli. Perchè avere dei figli significa "pianificare tutta la propria vita in funzione dei loro bisogni" (almeno, se si è dei buoni genitori, aggiungo io...). Io, che ho scelto di avere dei figli, so di cosa parla, tanto che mi sono fermata a uno, per quanto mi dispiaccia non avergli dato la possibilità di crescere insieme ad un fratello o a una sorella, e devo ammettere che non racconto ai quattro venti il rimpianto che qualche volta mi afferra al pensiero di come sarebbe stata la mia vita senza diventare la madre di qualcuno. Certo, con i se e con i ma non si va da nessuna parte, e sarei pronta ad uccidere con le mie mani chiunque tentasse mai di fare del male al mio bambino, che amo come non avrei mai immaginato di poter amare...tuttavia concordo con le parole della Maier, che invece hanno fatto dire a molte madri "Ma che stupidaggini dice, questa?!". Possibile che non si possa mai dire, pena la scomunica sociale, che a conti fatti non è affatto una verità assoluta che avere dei figli renda migliore la vita o la renda degna di essere vissuta? Sono contenta che un'altra donna, ben più visibile rispetto a me, abbia finalmente deciso di fare coming out. La censura è sempre pericolosa: che sia di stampa, di pensiero o di opinione.
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