Leggo su Repubblica di oggi questo articolo sulle recenti dichiarazioni del Papa, Benedetto XVI, a proposito dei divorziati e delle unioni civili. Mi permetto di estrapolare qualche frase.
Nessuno è di troppo nella Chiesa. Ciascuno, senza eccezioni, in essa deve potersi sentire 'a casa sua', e mai rifiutato".
Dice rivolgendosi ai vescovi francesi, i più restii ad accettare certi provvedimenti retrivi come il ritorno della messa in latino. Poi, poco dopo, dice:
La Chiesa deve opporsi alle leggi che favoriscono le unioni civili, attenendosi "con fermezza, anche a costo di andare controcorrente, ai principi che fanno la forza e la grandezza del Sacramento del matrimonio".
Ma come, "nessuno deve sentirsi rifiutato, senza eccezioni" ma combattiamo le unioni civili e "niente comunione ai divorziati", come sottotitola l'articolista?
Non faccio la comunione da quando avevo tredici anni, e nemmeno la farei, ma ho sposato (civilmente!) un divorziato, quindi non potrei comunque farla. Non che me ne importi un fico secco, perchè sono convinta che il mio rapporto con Dio non abbia bisogno di intermediari, ma si rende conto il Papa della contraddizione? Prima invita tutti, senza eccezioni, a riavvicinarsi alla Chiesa, e lo fa spesso con queste frasi, appunto, piene di "tutti" e "senza eccezioni" e poi nega la comunione ai divorziati e ai loro "incolpevoli" coniugi.
Mi si dirà: se vuoi dichiararti cattolica, devi accettare le regole della Chiesa. Giusto, infatti da anni non mi ritengo nè dichiaro cattolica, ma una domanda continua da tempo a girarmi per la testa: il cattolico/la cattolica divorziato/a non per sua volontà ma per quella del/della coniuge, per poter continuare a fare la comunione (contento/a lui/lei...) potrà solo sperare nell'annullamento della Sacra Rota?
E' questa la celebrata accoglienza della Chiesa, "a tutti, senza eccezioni"?