Tatalla - venerdì, 20 luglio 2007 - 23:33

Ho letto un libro davvero buono, in questi giorni. Ma che dico buono? Ho letto un libro che vorrei aver scritto io. S'intitola "Io sono di legno" e l'autrice si chiama Giulia Carcasi, e ha ventitrè anni. Avete letto bene, proprio 23! Cavoli, mi son detta, io a ventitrè anni non sapevo nemmeno che ci fosse bisogno di tempo per cominciare a capire la vita. Pensavo di conoscerla, era quella, era la mia, invece no. Lei, Giulia, dieci anni meno di me, scrive come se ne avesse dieci di più e, soprattutto, dà l'idea di averla già capita fin troppo, la vita. Possibile? Mi son ri-detta. All'inizio, per farmi sgonfiare dentro il pasticcio di invidia che mi sembrava di aver ingurgitato, ho ipotizzato che potesse essere stata un'operazione commerciale. Una di quelle operazioni commerciali di cui tanto si parla a proposito di libri o film che colpiscono molto il pubblico, lo scandalizzano, o lo esaltano. Tipo mandare in giro la voce che "The Blair Witch Project" fosse tutto vero, tutto filmato dal vivo da quei poveracci come minimo impazziti alla fine. Per la qual cosa, la nostra bella Giulia magari ha, in realtà, almeno il doppio dei 23 anni che dichiara, e certo non corrisponde alla foto di giovane donna nella seconda di copertina. Ipotesi credibile, tra l'altro, perchè il libro, complessivamente davvero ottimo, ha una pecca: racconta la storia di due donne, madre e figlia, attraverso i loro due diari, ma la parte migliore è di gran lunga quella che si immagina essere stata scritta dalla madre, quasi cinquantenne. La parte della figlia è meno coerente, meno elegante in tutti i sensi, decisamente poco credibile se messa a confronto con quella della madre. E vai, mi son detta, ho capito tutto! Posso smettere di essere così invidiosa, tornare al mio magnanimo sorriso! Ma il tarlo mi rodeva, non mi dava pace. E se, e sottolineo se, la verità fosse che la bravissima Giulia, realmente ventitreenne e realmente toccata dal sacro dono del talento letterario, per cercare di calarsi meglio in un ruolo non suo, quello di una madre cinquantenne, avesse semplicemente tralasciato la parte della figlia, sua coetanea, per concentrarsi sull'altra? Se così fosse, dunque, significherebbe: 1. che dovrò convivere con l'invidia; 2. che la cara Giulia ha commesso un peccato di leggerezza, narrativamente parlando, e se lo può anche permettere, data la giovane età; 3. che i suoi prossimi libri saranno meravigliosi, perchè i peccati di leggerezza, e di gioventù, passano quando passa la gioventù. Il talento, invece, resta.

Brava, Giulia!