
"Per rendere meno faticoso il lavoro, impegnatevi a mostrare le vostre capacità....così riceverete complimenti gratificanti e farete un bel pieno di autostima".
Oggi farò ai miei pazienti delle interpretazioni che li stupiranno per la loro acutezza e sagacia, sorriderò molto e così...farò il pieno di autostima!
Ma 'sti oroscopologi li pagano pure? Quasi quasi mi metto a fare l'oroscopologa pure io...Altro che rendere meno faticoso il lavoro, meglio sceglierselo per niente faticoso, come quello! Inventi due stupidaggini, e puoi sempre dire che è quello che dicono le stelle, mica tu!
Alcuni dati: in Danimarca un neolaureato al primo impiego guadagna QUATTROMILA euro al mese, ed è la paga BASE. In Danimarca, se uno preferisce così, può lavorare anche di notte, invece che di giorno, o iniziare alle cinque del mattino per stare a pranzo con i figli. In Danimarca ci sono asili nido per TUTTI, e iniziano dai sei mesi di età del bambino. In Danimarca c'è il più alto tasso di occupazione femminile di tutta l'Europa, unito ad un altissimo tasso di natalità (e ci credo: dateci i nidi, e noi faremo figli continuando tranquillamente a lavorare!).
Questi dati vengono dall'ultimo numero de Il Venerdì di Repubblica, in edicola oggi. Dopo aver letto l'articolo, e anche durante, ho subito sentito sopraggiungere un attacco di ulcera. Ma vi rendete conto?
Che ci facciamo ancora qui? A sbattere la testa contro i muri lavorando gratis o per poche centinaia di euro al mese dopo anni e anni di scuola e formazione professionale, spesso ai livelli di master e specializzazioni di ogni sorta. Noi siamo QUALIFICATI, e all'estero ci mettono la guida rossa per terra. In Italia ci chiamano bamboccioni e spesso dobbiamo farci raccomandare anche per lavorare gratis, perchè "in fondo è un investimento, stai costruendo per il tuo futuro".
Che dite, a quasi quarant'anni, quando arriverà per noi 'sto benedetto futuro?
In questa quotidiana guerra tra poveri che tutti noi (almeno la maggior parte) sosteniamo ogni giorno per vivere e non sopravvivere, gli autotrasportatori sono tra i più poveri. Poveri di famiglia, di tempo, di sonno, di soddisfazioni e di denaro. Le accise sul carburante (che si intasca lo Stato, non dimentichiamolo) incidono sul nostro bilancio: figuriamoci quanto incidono sul loro, che col carburante ci lavorano! Chiedono un intervento dello Stato, che è il primo a guadagnare sul carburante, e gli si vieta anche un incontro.
E' vero, i supermercati si stanno sguarnendo, i distributori di benzina pure, ma loro che alternativa hanno? Sono privati, le uniche garanzie previdenziali e assicurative le pagano, e salate, di tasca loro. Ma sono loro che ci garantiscono la frutta e la verdura e il latte che arrivano sulla nostra tavola, e i detersivi che puliscono la nostra casa e i mobili che la arredano, e la benzina che fa muovere le nostre auto, che spesso potrebbero più proficuamente (per l'ambiente, se non altro) restarsene parcheggiate.
L'unico modo in cui si riesce a far sentire la propria voce, in questo paese ingiusto, in cui la forbice tra molto ricchi e molto poveri diventa sempre più netta, è lo sciopero. Provate a vivere senza il nostro lavoro, dicono i trasportatori, e vediamo come fate. Io sono dalla loro parte, anche se sarà difficile anche per me riununciare alla frutta e alla verdura e al latte (soprattutto per mio figlio...) e ai detersivi e alla benzina (anche se vado in treno e mi piace camminare).
Questo paese, volente o nolente, deve decidersi a cambiare. E dobbiamo essere noi per primi, che fatichiamo a vivere, e spesso sopravviviamo e basta, a dare il primo segnale.
Solidarietà a chi lavora, e con fatica, e non vede riconosciuti i propri sforzi, nemmeno per mantenere la sua famiglia. Uniti possiamo fare molto. L'uno contro l'altro, noi poveri, niente.