Tatalla - venerdì, 13 luglio 2007 - 14:35

Vita da impiegata part time, casalinga part time, moglie part time e madre a tempo pieno, perché non si smette mai di occuparsi e preoccuparsi dei figli, anche se non li hai davanti per tre quarti della giornata. Oggi, però, voglio occuparmi e preoccuparmi solo di me stessa, ho addirittura preso un giorno di ferie, perché nel mio quartiere c’è il mercatino del venerdì, e io devo assolutamente provvedere ad uno svecchiamento del parco abiti estivi, ché l’ho visto Sandro l’altra sera, come guardava quella sciacquetta coi capelli gialli e le gambe generosamente esibite sotto a una microgonna fantasia…Eh no, mi son detta, mica voglio farmela fare sotto il naso da mio marito nonché padre dei miei figli nonché unico amante (amante, va be’…) dei miei ultimi vent’anni! In effetti, non so quanto tempo è che non mi capita più di essere guardata nel modo in cui lui guardava la sciacquetta, e sicuramente non da lui. A dirla tutta, da nessuno, ecco. D’accordo, ho avuto un po’ troppo da fare per preoccuparmi del look, devo ammetterlo, non solo dei vestiti risalenti a più di dieci anni fa che magari tra un anno o due torneranno di moda, non si sa mai, ma anche di quel che porta a spasso i vestiti, un po’ invecchiato e incicciottato e trascurato…Ma i miei figli sono bellissimi, sani e in forma, intellettualmente stimolati e incoraggiati e seguiti, la piccola lancia sorrisi dalla mattina alla sera come la mitragliatrice di una contraerea sotto attacco, il grande  è serio e solenne e attento alla sorellina e ai congiuntivi. L’orgoglio di mammà, veramente. Se non fosse stato per quelle occhiate di Sandro, che nemmeno si preoccupava troppo di dissimulare, sarei una donna soddisfatta. Un bel bilancio, non c’è che dire: un lavoro che va, una bella casa pulita, due figli stupendi, un marito che ancora saluta quando rientra dal lavoro…peccato che nel resto del tempo si accorga di me solo se non trova la cena o una camicia stirata. Va beh, non voglio farla troppo tragica, so che mi vuole bene, che non ha un’altra, che pensa solo al lavoro e alla famiglia, però qualche volta vorrei essere io a suscitargli quello sguardo, quegli occhi un po’ lumacosi…

Bene, la casa è in ordine, i figli a scuola, prendo la mia borsetta e mentre me la metto a tracolla penso che è ora di cambiare anche questa, sempre con queste bisacce tipo gonnellino di Eta Beta, dove trovi qualsiasi cosa, dagli analgesici al bicchiere a fisarmonica per non bere dalla fontanella. Certo quelle belle borsettine piccole e leggiadre non sono molto adatte a una madre di famiglia che deve prevedere qualunque necessità dei suoi pargoli, ma vorrà dire che la porterò solo per uscire con Sandro, magari una sera riusciamo a lasciare i bambini a mia madre.

Ecco il mercatino, adoro i mercatini, puoi spendere poco e comprare tanto, e i banchi sono stracolmi di vestiti colorati, sandali con le paillettes, guarda quel completino rosa starebbe tanto bene alla piccola…no, oggi sono qui per me, accidenti, anche se non mi posso permettere le boutique un abituccio nuovo lo troverò, un bel paio di pantaloni, una casacca morbida che fa tanto etnico. Giro per i banchi, e in mezzo alle minigonne così mini che non si possono più chiamare gonne vedo anche pantaloni colorati, jeans con applicazioni sulle tasche, magliettine genere “Capri anni ‘60”…un’abbondanza di merce che dà quasi alla testa, bisogna che mi calmi e smetta di considerare comprabili tutte le cose che vedo. Con quella gonna, per esempio, che sembra così chic, sembrerei un salsicciotto che finge di essere una luganega, eh sì che coi paragoni gastronomici ci so fare.

Ecco, trovati, li strappo con violenza trattenuta alle mani di un’altra cliente famelica e li stendo bene sul banco, per guardarli meglio: proprio i pantaloni che cercavo, beige con disegni delicati color arancio, un po’ larghi in fondo…aspetta un attimo, qui manca un pezzo. Questi mi arriverebbero al massimo a metà dei fianchi e certo non coprirebbero nemmeno uno scampolo di pancetta. Chiedo lumi al proprietario del banco e quello mi guarda come se fossi matta: “so’ a vita bassa, signò…l’urtima moda”. L’ultima moda? E non avrebbe qualcosa alla penultima moda, o alla terzultima, qualcosa con un po’ più di stoffa, magari “a vita alta”? Questa frase gli fa strabuzzare gli occhi, e vagamente schifato risponde: “Vita alta? Ma quelli so’ da vecchia…lei è ‘na ragazzina!” e sorride lubrico, forse sperando che la lusinga porti la vendita a buon fine. Offesa, e pure un po’ umiliata, cerco di immaginare me stessa con indosso questi pantaloni, mi giro mentalmente nello specchio, dopotutto non sono così male, forse con qualche giorno di dieta e un po’ di chitosano…poi la faccia di mio marito che mi guarda così combinata mi appare in tutta la sua immediatezza, come solo le facce dei mariti riescono a fare, e capisco che, lungi dal suscitargli occhiate lumacose, susciterei solo un bel ghigno di scherno.

Mollo sul banco i pantaloni, con un’ultima occhiata malinconica, come un uomo affascinato da una ragazzina se ne allontana per decenza e con un po’ di vergogna, ed è proprio così che mi sento.

Decido di non farmi scoraggiare, dopotutto il mercato è enorme, troverò di sicuro qualcosa che mi piaccia e non mi faccia sembrare ridicola. Ecco, un banco pieno di magliette colorate e fresche canotte estive, mi metto a rovistare nel mucchio, alla ricerca di una fantasia che mi ispiri, la trovo: celeste con piccoli disegni di pesciolini a rilievo, controllo la taglia, ed è proprio la mia, me la poggio addosso per vedere l’effetto e…manca un pezzo pure a questa. Arriva appena sotto il seno, e la pancia, ancora una volta, resta fuori. Guardo nel mucchio, rovisto come una forsennata, trovo una taglia più grande ma niente, sempre corta è. Fisso sconsolata la proprietaria del banco, è una donna, magari lei avrà un po’ di solidarietà… “non avreste maglie un po’ più lunghe?”, chiedo, con la voce che mi trema. “Lunghe?”- fa eco quella – “ no,  e chi se le compra lunghe…ormai se nun scopri l’ombelico sei fori, le ragazzette vogliono solo magliette corte”. “ E le donne più grandi?”, insisto, di certo ci saranno altre donne come me, che non ci pensano nemmeno a mettere in mostra l’ombelico e soprattutto la pancia non proprio piatta… “No, pure loro le vogliono corte, per fa’ finta da esse regazzine!”

Okay, tutto chiaro. Capisco con improvvisa intuizione che posso anche scarpinare per ore girando in lungo e in largo tutto il mercato, ma non troverei lo stesso qualcosa che faccia al caso mio. Non ho alternative, devo rivolgermi ai negozi, ma temo che avrò la stessa sgradevole sorpresa. Magari andrà a finire che dovrò farmi fare un vestito su misura, dalla sarta, come faceva mia nonna. La realtà è che io ho quasi quarant’anni, e non ce la faccio proprio a “fa’ finta da esse regazzina”. Ombelico scoperto, pancia al vento…se non te lo puoi permettere è meglio che lasci perdere, ti chiudi in casa con la vestaglietta di cotone e i mutandoni giro collo, e la smetti di sognare che tuo marito ti guardi come una donna seducente, inguainata in un vestito stile Rita Hayworth che non ti comprerai mai. D’altra parte, non è poi che lui sia così sexy…vorrei proprio vederlo, coi pantaloni a vita bassa e la magliettina scopripancia. Per carità! Agli uomini la moda non impone di diventare ridicoli, noi donne invece continuiamo a farci comandare a bacchetta, mettendo in mostra rotoli di ciccia che sarebbe decoroso nascondere, per rispetto degli altri e principalmente di noi stesse, delle nostre debolezze e della nostra personalità. Quella che ci fa mangiare qualche dolcetto di troppo, ma che fa di noi anche le madri tenere e sempre disponibili e le moglie allegre che i nostri figli e i nostri mariti amano. Anche se guardano le altre con occhio lumacoso…Vorrà dire che questa sera, quando i bambini saranno a letto, invece di indossare un vestito audace mi toglierò quello che avrò, abbasserò le lampade e offrirò alla mia metà quell’abbondanza di carne morbida che gli piace così tanto toccare…con buona pace delle lumache.