Ieri sono andata, con tutta la famiglia, in un parco acquatico, uno di quelli che tanto vanno di moda negli ultimi anni. Piscine con le onde, scivoli mozzafiato, roba così. Man mano che la gente arrivava, e si spogliava degli abiti per restare in costume, venivano fuori, in tutta la loro gloriosa ostentazione, decine e decine di tatuaggi. Dalla farfallina discreta sulla spalla delle donne ai draghi multicolore sulle schiene dei più coraggiosi, ed ecco la mammina attenta sfoggiare sul polpaccio caratteri esotici di una lingua sconosciuta (cinese?), e il papà orgoglioso con pupo perennemente in braccio far guizzare, insieme al pargolo, i due uomini in lotta tatuati sulla sua pancia. Ed è stato questo il particolare che più mi ha colpito: non il fatto che ragazzotti e ragazzotte sfoggiassero fieri i loro disegnini corporei, cosa normale, la giovinezza è il tempo della ribellione, dell'anticonformismo...no, quello che ha stuzzicato la mia curiosità di impicciona per natura è stato il fatto che ad inalberare questi capolavori dell'arte popolare fossero mamme, papà, zie, zii, qualche volta addirittura nonne ancora giovani. Ma come, mi sono chiesta, dove sono finiti tutti i pregiudizi sui tatuaggi, tutte quelle chicche da opinione pubbblica che le nostre madri ci ripetevano quando eravamo piccoli? "Hai visto che tatuaggio, quello? Deve essere stato in galera...". "Quella ha un tatuaggio! Una donna per bene non se lo sarebbe mai fatto fare...". Sembra che oggi la situazione si sia rovesciata, il tatuaggio non se lo fanno più gli anticonformisti, quelli che amano trasgredire, quelli che vivono ai margini della realtà sociale, ma tutti gli altri. Quelli che lavorano, pagano le tasse, fanno i figli e li portano a divertirsi alla piscina con gli scivoli, quasi come se quel disegnino sul corpo stesse lì a dire "Sì, sono regolare, lavoro, ho fatto un figlio, ma non è come pensate tutti: anch'io posso essere trasgressivo, non vi fidate di quest'aria da bravo ragazzo (o brava ragazza)". A meno che, invece, quello sfoggiare un tatuaggio da parte di una persona normale che più normale non si può non significhi che il tatuaggio stesso ha perso la sua connotazione trasgressiva, per ridursi ormai solo a una bella decorazione, un accessorio di moda, come i jeans a vita bassa e la maglietta con le margherite. Per capirci: ormai, per essere considerati un po' ribelli, non del tutto incasellati nelle nostre noiose vite e occupazioni, che accidenti dobbiamo fare? Se neanche il tatuaggio è più un simbolo di devianza dalla normalità, ci toccherà ricorrere alle rapine, per distinguerci?