Tatalla - martedì, 03 luglio 2007 - 23:12

Vabbè, lo ammetto: a me la televisione piace. Quasi sempre, almeno. Stasera ho visto uno dei miei programmi preferiti, su la 7. Si chiama "Cambio moglie". Non serve raccontarne la formula a chi di voi la conosce, chi non la conosce forse non ama la televisione, e quindi è inutile che mi affatichi a spiegarla...(Per non dire che è tardi, sono stanca e non mi va di essere didascalica, ho solo voglia di dire quello che mi frulla per la testa...). Insomma, nel cambio moglie di stasera una donna va a vivere per una settimana a casa di un uomo gay, che a sua volta va a vivere a casa sua, con il marito di lei e i figli. A casa di lui, ovviamente, c'è il suo compagno, e tutti ci si aspetta che la reazione di entrambi, il compagno di lui e la famiglia di lei, sia quantomeno imbarazzata. Invece no: complice la famiglia di lei, del sud, ma aperta e affettuosa, la convivenza si rivela sin dall'inizio piacevolissima e densa di insegnamenti per tutti. Questo perchè i due ragazzi, come quasi tutti i gay, sono speciali: essendo dello stesso sesso non hanno preconcetti quanto ai ruoli da ricoprire, entrambi fanno tutto, o quel che c'è da fare; e poi sono, per forza di cose, persone particolari, più sensibili della media, più riflessivi, più abituati a mediare tra le proprie esigenze e l'opinione comune. Ho sempre pensato che gli omosessuali siano persone che vale davvero la pena di conoscere, sempre, anche solo per il coraggio che dimostrano a vivere secondo le loro inclinazioni in una società, come quella italiana, ancora retriva e bigotta, checchè se ne dica...e stasera lo penso ancora di più, e con un nuovo significato: gli omosessuali, uomini  o donne che siano, danno, a noi eterosessuali, una grande lezione, di umanità, intelligenza, e amore. Noi eterosessuali che possiamo sbandierare il nostro "amore" ai quattro venti, sicuri e protetti dal muro che il cattolicesimo ci ha eretto a difesa, spesso siamo, nel chiuso delle quattro mura domestiche, retrivi e conservatori, vendicativi e sciocchi, in nome di quei ruoli che non riusciamo ad abbandonare: io sono la donna, tu uomo mi devi capire anche se non parlo, devi accettare le mie isterie e dirmi sempre che  sono bella e che mi ami, io sono l'uomo, tu donna mi devi servire, rispettare e ammirare, e non mi devi rompere, anche se in casa non faccio un cavolo e se esco tutte le sere con gli amici. Stereotipi, luoghi comuni, più diffusi di quanto si riesca ad ammettere, piccole miserie quotidiane in cui tutti, uomini e donne, siamo prigionieri. Le coppie gay, invece, forse per forza di cose, non lo nego, discutono, mettono in dubbio, e infine scelgono il loro ruolo, a seconda del loro carattere, delle loro inclinazioni...Sarebbe bello che una donna potesse decidere di dedicarsi alla carriera, e non ai figli, per esempio, senza sentirsi una perversa folle e degenere, e avendo accanto un uomo che si dedica ai figli, e non alla carriera,  senza sentirsi un fallito. Questo sì, sarebbe imbarazzante, per la società italiana di oggi. Altro che gay! Sono loro quelli davvero liberi. Noi eterosessuali siamo ancora schiavi di un vecchio copione, e nemmeno ce ne accorgiamo.