Tatalla - lunedì, 09 luglio 2007 - 09:34

"Il vero amore è una quiete accesa". Questa frase l'avevo scritta su uno dei miei tanti diari almeno vent'anni fa...ma la capisco davvero solo oggi. Incastro questo post in mezzo ad una giornata delirante di impegni, perchè la frase mi gira nella testa da ieri, e non voglio lasciarla passare. Se ne dicono di cose sull'amore, praticamente ciascuno di noi fa la tara della sua vita proprio grazie alla bilancia della sua felicità, o infelicità, amorosa...eppure quando chiedi a qualcuno di definire l'amore sembra sempre che tu abbia fatto una domanda difficilissima. Io trovo che questa sia una risposta eccezionale. E' di un poeta, ovviamente, perchè i poeti sono filosofi e psicologi e quasi stregoni, a volte. La "quiete accesa" è passione che cova sotto la cenere...non farà scintille, ma c'è, e potrebbe. Su quel potrebbe a volte ci si giocano anni, anni passati accanto alla stessa persona, una specie di scommessa. Forse il segreto per restare vicini ancora e ancora è non sapere mai se la vinceremo, quella scommessa.

Tatalla - mercoledì, 27 giugno 2007 - 19:44

Leggo su Io Donna, femminile del Corriere della Sera, un divertente articolo di Serena La Rosa, sulla scomparsa del "mascalzone", meglio definito come "maschio bastardo". La giornalista sostiene, e io con lei, che "Rossella O'Hara senza Rhett Butler sarebbe solo una petulante signorina di campagna"...Quanto è vero! Oggi i classici mascalzoni cinematografici stanno annacquando la loro bastardaggine con quelle che lei chiama"derive socialmente responsabili" (vedi il bel George Clooney...) o si mettono addirittura a fare i padri amorevoli e i compagni fedeli e le donne, che li adoravano in proporzione diretta alla loro bastardaggine, se ne dolgono...Il tipo del mascalzone non può mancare nell'orizzonte femminile, perchè verrebbe meno una delle missioni più abbracciate da tutte le donne del mondo: la salvezza del bastardo cronico, che nelle nostre mani amorevoli ma salde giungerà dalle stalle della depravazione e del pluritradimento alle stelle della monogamia, il tutto grazie a noi, ovviamente, insostituibili, indimenticabili e, soprattutto, instancabili nella faticosa impresa di redimerlo. Quale donna non ha visto, prima o poi, la sua retta via incrociarsi con quella del bastardo di turno, che l'ha illusa, tradita, fatta soffrire, ma le ha anche procurato i batticuori più pazzeschi della sua carriera sentimentale, vere e proprie capriole cardiache, farfalle impazzite nello stomaco, estasi e tormento? L'educazione sentimentale delle giovinette, a mio avviso, dovrebbe sempre comprendere un vero mascalzone: per imparare a riconoscerlo ed evitarlo in seguito, ma anche per sperimentare le vette dell'esaltazione sentimentale, e le profonde valli dell'abbattimento. Quella che chiamano passione, che non sempre coincide con la passione sessuale. Quella sempre più rara, man mano che l'età avanza e le responsabilità aumentano. La passione per un uomo, o per una donna, è un regalo della vita, che tutti dovrebbero ricevere, prima o poi. Non è adatta al matrimonio, non è socialmente responsabile, non è corretta, non è educata, ma provarla ti sconvolge, ti rivolta dentro e poi ti abbandona, giustamente, per lasciarti in mani più sicure, più affidabili, più durature, come è giusto che sia. Ma devi aver attraversato la tempesta per apprezzare il mare calmo. E, come dice La Rosa, "non è possibile farsi spezzare il cuore da un boy scout..."